eroe protagonista
di lorenzo, nella sua guida, propone al giovane scrittore alcune domande per capire se il suo protagonista c’è (le domande sono grosso modo quelle di di lorenzo, vado a memoria):
- il protagonista sarebbe credibile in un’altra situazione?
- il protagonista è troppo simile a me autore?
- è piacevole stare col mio protagonista?
- il protagonista cambia nel corso del romanzo?
rimuginavo su queste domande, che sono certamente vere e utili essendo scritte su un manuale di scrittura creativa (sì, potete ravvisare nelle mie parole acido sarcasmo. ma sono solo invidioso del successo altrui), e sulla loro adeguatezza a un romanzo fantasy.
pensavo al fatto che i protagonisti fantasy sono, tendenzialmente, eroi e in quanto tali incredibili tout court, simili ai loro autori, moderatamente piacevoli e, questo sì, costretti a maturare nel corso della loro storia. pensateci bene: da bilbo baggins e conan ad adhara, nonostante l’ammirevole tentativo di mirtillangela e fed e nonostante le proposte del duca, gli eroi fantasy non starebbero bene da nessun’altra parte e, anzi, sono loro le persone giuste al posto e al momento giusto, quasi che il loro destino fosse segnato in qualche modo (e… be’, sì); per qualche tratto (sei pasti al giorno, pianto facile, solitudine) condividono tutti qualcosa di abbastanza significativo — con questo intendo che il tratto significativo è quello che li distingue maggiormente dagli altri eroi fantasy — con i loro creatori; nella maggior parte dei casi si tratta di creature che, grazie a quello che l’autore inventa, sono moderatamente piacevoli (adhara è gnocca, bilbo gode del buon cibo e conan… be’, conan… ehm, be’, è conan) ma non so con quanti di loro trascorrerei davvero un finesettimana; cambiano (conan a parte) o, meglio, sviluppano quel che già era in loro, ma ancora acerbo, sopito.
il che, peraltro, mi suggerisce che forse non cambiano affatto.
facciamo un passo avanti e uno di lato (il passo di lato è perché tali caratteristiche esulano dal genere fantasy e ci fanno guardare anche in altre direzioni). leggevo un blog anglofono, che identifica queste caratteristiche per un eroe stereotipico: innocenza (frodo, hiro nakamura, neo), cinismo (james bond, indiana jones), forza (esteriore come in superman, interiore come in frodo), mistero (batman), intelligenza (batman, bruce banner), decisione (capitano kirk, james bond), capacità di elaborare un piano, un costume, un’arma, una spalla (frodo e sam, batman e robin), denaro, superpoteri, capacità di combattimento, una missione, un nemico.
tali caratteristiche non servono evidentemente a niente: anche l’eroe meno stereotipato ha almeno una di queste caratteristiche e nessuna di queste caratteristiche ci restituisce, in sostanza, un eroe: elric è potente, bilbo è innocente (e quando a causa perde l’innocenza viene rimpiazzato come eroe), eccetera eccetera.
mi chiedevo questo:
1) i protagonisti dei romanzi fantasy sono davvero tendenzialmente eroi?
2) cos’è veramente un eroe in un romanzo fantasy? (questa domanda è meno inoffensiva di quel che sembra).

~~~ GdR ~~~

Bruno said,
Dicembre 7, 2008 @ 13:55
La domanda “il protagonista sarebbe credibile in un’altra situazione?” è evidentemente da prendere con le molle in un mondo fantastico, ma tutte e quattro le questioni sono interessanti: la seconda individua il problema del personaggio troppo perfettino e idealizzato, alter ego dell’autore (la “Mary Sue”), la terza può essere utile per capire se si è fatto un minimo di tratteggio a tutto tondo della personalità del ns eroe (se poi lo si vuole antipatico ben venga!), la quarta dovrebbe essere fondamentale: l’arco di trasformazione del personaggio non può essere trascurato in un romanzo che abbia un minimo di respiro.
Quanto alle tue domande: la prima, sono davvero eroi? può avere una risposta solo se si riesce ad essere d’accordo sulla seconda (cosa è un eroe?). Non mi azzarderò in pericolose avventure semantiche in cerca della definizione perfetta o dell’intuizione del tuo punto di vista. Mi limito ad osservare che il milieu (ma sì! usiamo una parola da gente colta!) fantasy non è necessariamente diverso da un altro (in relazione alla domanda specifica) e può essere così vario e variegato da rendere improponibile creare una categorie di “eroe specifico del fantasy”. Detto questo, la prima domanda (i protagonisti sono davvero tendenzialmente eroi) riceve senz’altro la mia risposta sì. Con un piccolo dubbio. E’ vero che questi personaggi fanno molte cose che se mi chiedessero di fare altrettanto così all’improvviso, magari prima di colazione, potrei rimanerci male. Ma spesso vivono in mondi dove l’eroismo è normalità.
mirtillangela said,
Dicembre 7, 2008 @ 21:40
Eh, ma son domande d farsi in giorni di festa???? Ok, provo a dire lo stesso la mia ma sono in digestione, siete avvisati ^_-
Quanto alla prima domanda la mia risposta è si, i protagonisti del fantasy sono tendezialmente eroi e non potrebbero essere altrimenti perchè, in caso contrario, non sarebbe un libro fantasy. Personagg “nella norma”, sia per caratura morale che per forza fisica, non si adattano benissimo a mondi perennemente in pericolo, agitati da forze che possono essere contrastate solo grazie a gesti eroici e non semplicemente coraggiosi. Sono ambientazioni che, per la loro stessa eccezionalità, necessitano di personaggi eccezionali. Non dico che tutte le ambientazioni fantasy abbiano lo stesso gradi di particolarità, ma nella mia esperienza, non si tratta quasi mai di luoghi e storie “della porta accanto”. Ciò nn vuol dire che sia impossibile scrivere un libro di genere con un personaggio più “normale” sia impossibile, ma di certo ad oggi è meno usuale e probabilmente, meno avvincente sia da creare che da leggere. Precisazione doverosa: faccio riferimento al fantasy più classico, eh.
Cosa è l’eroe? innanzi tutto è il punto di vista dell’autore verso la vicenda, è lo strumento che l’autore ha per vedere, indagare, lottare, intrcciare la storia intera. Ma, chiaramente, è soprattutto lo strumento con cui l’autore giunge al lettore, investendolo con l’emotività e la “portata” di uomini e donne che fanno, e possono, cose che sono ad altri precluse. Per altri intendo sia i contemporanei dell’eroe, che il lettore stesso.
Se vogliamo, l’eroe è l’essenza di un fantasy, il suo cuore: se il protagonista avesse poteri più o meno nella norma, se avesse una storia come tutte le altre, se non avesse poi così tante doti di spicco rispetto agli altri, non sarebbe un eroe e probabilmente non avremmo un fantasy.
Mi fa riflettere l’affermazione finale di Bruno “Ma spesso vivono in mondi dove l’eroismo è normalità.” verissimo! Giocando a d&d, quando lisciavo in modo clamoroso i tiri di dado perchè qualche caratteristica non era proprio al massimo, i miei amici mi dicevano: “e’ normale, hai la destrezza a 17!” e io me li guardavo: “Ma cavolo, se un personaggio normale ha 10 a tutte le caratteristiche, come fa 17 a essere pocoo???” e loro: “Non è poco, ma per il tuo livello e per questo mostro qua non è abbastanza. Nymeria sviene per colpo critico”.
Ecco, è un esempio cretino, ma mi ha dato immediatamente l’idea di come all’eroismo, all’eccezionalità, si faccia presto ad affezionarsi in un mondo già di per sè straordinario.
alladr said,
Dicembre 7, 2008 @ 23:44
be’, wow (ah, ah, altro che milieu! grazie bruno, ché alzi il livello del blog! ;) ).
allora: fantasy come genere dei mondi dell’eccesso, nei quali l’eccezionalità è necessaria?
quest’idea del protagonista fantasy come necessariamente eroe in un mondo per definizione straordinario (e quindi nel quale, al limite, i protagonisti sono tutto sommato tipi “normali”) potrebbe dare vita ad un mucchio di considerazioni (sulla natura del genere fantasy, ma solo marginalmente; sulla natura dei mondi fantasy; sul rapporto tra il personaggio/eroe e il mondo finzionale fantasy; ma soprattutto sul rapporto tra il lettore e il mondo finzionale fantasy — quest’ultimo molto interessante perché “sfonda” la barriera della finzionalità aa vantaggio di questioni di natura cognitiva, magari scriverò qualcosa sull’argomento tra qualche tempo).
io, per non tradire quel quid che contraddistingue le mie pratiche mental-masturbarbatorie (e che forse potrebbe essere definito come “tendenza a riduzione al minimo morale”), vorrei puntare il dito sulla conseguenza più immediata dell’idea che avete tanto felicemente espressa, che riguarda il rapporto tra il protagonista/eroe e le altre creature del mondo finzionale fantasy. mi diverte molto pensare a conan come un corrispettivo, nell’era hirboriana, di un impiegato particolarmente rampante e zelante.
timbo al mattino, venti mostri prima della pausa caffé, poi due congiure di palazzo e un furto nella torre dell’elefante. pausa pranzo (quaranta minuti di pace, per crom!), poi controllo se c’è red sonya su feisbuk, e si ricomincia. dài, che prima delle cinque devo salvare il mondo tre volte.