latex sì, latex no

mentre faccio altro, e recupero un post sui passaggi che portano un’idea a un libro nel gruppetto di miei autori, mi viene voglia di scrivere di latex.
sarà l’influenza dei post di davide mana di questi giorni, che parla spesso di strumenti per pensare, sarà che mi piace usarlo e ne ho voglia ma non lo faccio mai (invece, sto debuggando troppo spesso codice, in questo periodo), ma sono proprio preso bene.

allora, perché latex?
usare latex è come usare word come dovrebbe essere usato (cioè almeno con gli stili e le ricerche avanzate: se ignorate come farvi scrivere automaticamente l’indice da word dovreste essere costretti a fracassare il vostro computer a martellate e a tornare a un cembalo scrivano), ma:

  • i file con i quali si lavora sono più piccoli e leggeri: un documento di centinaia di pagine sta tranquillamente in un floppy e spedito via e-mail occupa pochissima memoria
  • no macro, no viruses: è davvero complicato attaccare un virus a un file di testo piano senza formattazioni che può essere aperto e gestito con qualsiasi programma di scrittura
  • usando solo la tastiera, è molto più veloce di word. e non dico per i corsivi: anche un utente assai poco informaticamente alfabetizzato sa che ctrl+c e ctrl+v servono a copiare e incollare, ma provate ad usare gli stili solo da tastiera. lunghetto, vero? quanto agli slow typist la faccenda è semplice: se scrivete ancora con il solo indice, avete scritto troppo poco, quando passerete a due o tre dita almeno con la destra staccarsi dalla tastiera per passare al mouse sarà una perdita di tempo. e se avete imparato un po’ di dattilografia semplicemente non c’è paragone.
  • latex è stato sviluppato per testi scientifici, quindi (anche se potrebbe non servirvi) sapete che è molto facile includere files (il che significa scrivere un documento che ne carica altri, diciamo tutti i singoli capitoli e far girare solo quelli), bibliografie (io ho una dozzina di documenti bibliografici, includo nei testi quelli che mi servono e latex pesca automaticamente quelli che cito) e formule matematiche
  • non ci sono incompatibilità tra la versione di dieci anni fa e quella di adesso
  • è gratis e opensource (e… no, la vostra copia di windows non è gratis: avete solo comprato dell’hardware che costa, in meno, una licenza di windows. uguale per word. se ve la siete scaricata illegalmente, è illegale, magari non vi interessa, ma rimane illegale)
  • usare un linguaggio di formattazione per scrivere un testo significa sporcarsi le mani con la materia verbale, percepire concretamente cos’è e come influisce sul testo un corsivo (lo vedi, lo slittamento di piano testuale, tra quelle graffe), vedere dall’intestazione quali artifici sono intervenuti nella costruzione del testo (immagini, regole impostate dall’utente, colori, font strani). è un diverso tipo di rapporto con la lingua scritta, che non puoi avere con un editor what-you-see-is-what-you-get. altri vi diranno della struttura del testo, che bisogna avere ben chiaro
    quando si inizia a scrivere con latex, ma in questo non c’è differenza tra latex e word usato con gli stili

pene nell’uso di latex? tre:

  1. quella che ferma tutti: una ripida curva di apprendimento soprattutto all’inizio e alla fine (per usi impropri o ultraspecialistici). non so cosa dirvi: per me è più intuitivo digitare \chapter{titolodelcapitolo} che andare a selezionare uno stile che magari si chiama titolo 1 (ma di solito ha un altro nome: quando devo lavorare in ambienti win-like per prima cosa io mi creo tutti gli stili che userò) scrivere il titolo del capitolo. non ce n’è, la prima mi pare una parte del testo che sto scrivendo — anche se è un’istruzione strutturale — la seconda una liturgia che ho appreso ma senza logica.
  2. latex è fatto per certi tipi di testo, e per quei tipi di testo è semplicemente imbattibile: leggibile, pulito, ha un motore grafico straordinario (altro che word: se avete un’immagine grande vi conviene semplicemente dirgli di tenerla larga quanto il testo). ma se doveste impaginare uno dei libri di geronimo stilton o un poster… be’, forse è meglio qualcos’altro (comunque indesign o quarkexpress, non word. non conosco scribus, chi mi sa dire qualcosa? è buono?): troppi font diversi o formati eccessivamente insoliti rischiano di comportare un lavoro semplicemente improbo.
  3. raramente gli editori o i comitati di valutazione che accettano documenti digitali accettano file latex (le mie vicissitudini con lulu.com dovrebbero essere note ai frequentatori del presente blog; ma, ad esempio, l’aracne editrice di roma non ebbe problemi ad accettare il mio file pdf da latex). la cosa strana è che anche i comitati di valutazione delle conferenze o delle pubblicazioni scientifiche richiedono rtf o doc, affannandosi a proporre un template cui fare riferimento (esattamente come lulu), mentre sarebbe sufficiente dire: fatelo con latex. poi, se è necessario cambiare il formato della pagina basta aggiungere il modulo geometry e inserire nell’intestazione le dimensioni della nuova pagina; in più, trattandosi di solo testo, un singolo listato di quattro righe in perl può modificare infiniti testi restituendo anche i nomi di quelli che hanno dato problemi per qualche imperscrutabile motivo.

i file di seymour sono pulitissimi: è una persona che non ama la tecnologia e, naturalmente, ha trovato assai più accettabile un singolo testo formattato e in qualche misura indipendente rispetto a un testo word con tutti i tastini e gli effetti speciali; la sua educazione è stata meramente cartacea, ha letto impara latex e mettilo da parte (stampato, perché a video non legge, come me), si è stampata una copia di the not so short guide to latex da tenere in consultazione e poi ha iniziato immediatamente a scrivere. ma seymour è una persona che sa vedere al di là delle apparenze, e dietro l’interfaccia grafica di word ha visto una complicatezza che in latex non c’è (ha altri difetti, sey… ehm, latex).
giovanni sapeva già usarlo, il problema è che riusa sempre gli stessi documenti, includendo spesso pezzi di altri documenti, così certi suoi testi sembrano drop-painting alla pollock più che storie. ma, tanto, adesso, è tutto fermo.
ed è colpa sua se non posso iniziare a postare i pezzi di una certa storia che abbiamo scritto a quattro mani.
lG è quella che ha trovato il passaggio più problematico ed è probabilmente l’unica che potrebbe leggere questo blog in stati di coscienza non alterati, ma anche lei ha superato lo shock.

eh, però, adesso basta, i tempi sono maturi: al prossimo post vi racconto come procediamo (cioè: gran parte di quel che è scrittura senza essere latex).

9 comments »

  1. bruno said,

    Settembre 7, 2008 @ 12:33

    Purtroppo io sono uno di quelli che non sanno come farsi scrivere gli indici automaticamente da Word. Per il momento rimedio facendo a meno degli indici…

  2. Federico Russo "Taotor" said,

    Settembre 7, 2008 @ 21:10

    Conosco Latex di fama, ma non l’ho mai usato. Ora provo a vedere un po’ di che si tratta, ma vorrei farti qualche domanda, se ti compiace, per approfondire un po’ l’argomento… XD
    Anzitutto, Latex è un linguaggio come, per fare un esempio stupido, l’html? Ergo, scrivi in un file .txt roba che poi il computer interpreta aprendolo con il programma “apposito” (un browser, per esempio)? E se è così, che programma ci vuole con Latex? E se non è così, non è assurdo leggersi un racconto coi codici a destra e a manca?
    Io uso Open Office, e l’unico “problema” è che se apro un file .doc come .txt, mi ritrovo davanti a codici assurdi illeggibili - se leggo una pagina web come .txt, invece, capisco grosso modo l’essenziale.
    Oltre al vantaggio della “leggerezza” e della compatibilità, ci sono solo difetti. Per me che scrivo racconti e cose simili, avere la formattazione sotto al naso è essenziale, vedere che effetto va una parola col corsivo, valutare le lunghezze in base alla pagina e ai paragrafi spezzati, ecc. Dopo tutto, credo che scrivere prosa includa anche avere un senso “artistico” della pagina. Una pagina con testo uniforme, da un margine all’altro, avverte che qualcosa non va bene, righe troppo spezzate avvertono che forse c’è qualcosa da aggiungere ecc.

  3. Gamberetta said,

    Settembre 7, 2008 @ 22:21

    Il grosso problema è che la tastiera italiana non ha le parentesi graffe. Se la si mette come inglese appaiono ma a quel punto non ci sono più le lettere accentate.
    Poi non è vero che in Word per cambiare stile bisogna usare il mouse: basta configurare il tasto di scelta rapida dello stile.

  4. Federico Russo "Taotor" said,

    Settembre 7, 2008 @ 23:36

    Come no? Le parentesi graffe si fanno premendo shfit + alt gr + “{” e “}” (ovvero “è” e “+”) . Vero, per cambiare stile in Word e Open Office non è necessario usare il mouse. La scelta rapida include già formattazione “classica” per il grassetto, il corsivo e il sottolineato.

  5. Gamberetta said,

    Settembre 8, 2008 @ 00:21

    @Federico. Grazie! Io usavo ALT+123 / ALT+125 per fare le parentesi graffe con la tastiera italiana. Con il tuo metodo è un po’ più semplice, ma comunque è uno strazio se ne devi mettere tante mentre scrivi.

  6. Federico Russo "Taotor" said,

    Settembre 8, 2008 @ 01:16

    @Gamberetta. prego! Puro metodo empirico. ^^
    Ho scoperto che ci vuole un programma per scrivere in Latex. L’ho scaricato (si chiama Lyx) ed è piuttosto pesante. Mi stavo studiando il manuale seguendo i consigli passo-passo, ma mi sembra abbatanza chiaro che se ci vuole un programma così pesante per interpretare un linguaggio, be’ è meglio l’html, dato che basta un browser scemo di pochi mega. Mentre per quanto riguarda la prosa su Latex, la trovo una pazzia. L’unico pregio, ripeto, era la compatibilità, ma se per un file .doc o .odt ci vuole un word processor, analogamente per i file .tex (e .dvi, .aux, .log, e compagnia bella) ce ne vuole uno apposito come Lyx.

    Una noticina a favore della scrittura al pc.
    Io ho *testato* (ovvero a grandi colpi di capoccia) sia la scrittura su pc che quella a mano. La scrittura a mano, come la vedo io, è più ponderata, e quando si scrive si è ovviamente più lenti, e ci si stanca, e l’inchiostro sulla sfera aderisce sempre meno se la fai scorrere troppo. E, se sbagli(o) qualcosa, non si ha tanta voglia di impiastricciare il foglio - specialmente se le righe sono occupate e le aggiunte minuscole tra le righe sono illeggibili ed esteticamente brutte. Trovo invece che il metodo Forrester (scrivere a prescindere da ciò che si scrive - picchiare sui tasti) sia un fottuto buon metodo. Una volta preso l’avvio, scrivi qualcosa di “coerente” e puoi subito cancellare e dare forma all’opera - ribadisco, l’estetica della pagina conta molto, almeno per me, perché a un primo sguardo puoi capire il ritmo e la consistenza del testo.

    P.S. Prendete questo commento così com’è perché è l’1.16 e non mi va di perdere tempo a rileggere le cazzate che scrivo. XD

  7. admin said,

    Settembre 8, 2008 @ 10:27

    uao. ecco un post utile.
    procederò con ordine.

    @bruno: se usi gli stili e distingui ad esempio lo stile del corpo del testo dallo stile dei titoli (immaginando che tu abbia un solo livello di titoli, l’opzione più frequente), quando hai finito ti basta spostarti nel punto in cui vuoi inserire il sommario e selezionare inserisci>indici e sommario>sommario. a quel punto ti compare una finestra di dialogo nella quale puoi selezionare il tipo di sommario e, soprattutto, gli stili che word deve catturare (e il loro ordine, se ne hai più di un livello).
    word individua tutti gli stili selezionati, copia il loro contenuto (ovvero il testo dei titoli) e te lo impagina mettendoci il numero di pagina. questo testo non è modificabile manualmente, se apporti una modifica (aggiungi testo e le pagine scorrono, cambi un titolo), clicchi con tasto destro del mouse e selezioni aggiorna campo.
    dovrebbe essere tutto giusto (in questo momento sono su linux, non ho word per controllare e vado a memoria, se hai problemi dimmelo e verifico).
    e, adesso, per amore dell’attività per la quale usi quel programma, ti imploro di non scrivere mai più nessun sommario a mano.

  8. admin said,

    Settembre 8, 2008 @ 13:23

    @taotor: leggo che sei andato a vederti cos’è e come funziona latex. riporto lo stesso le risposte a vantaggio di altri visitatori meno intraprendenti.
    latex è un linguaggio di formattazione, tipo html: se vuoi che una parola sia in grassetto dovrai scrivere \textbf{parola o parole in grassetto}. il file formattato viene dato in pasto ad un programma che si chiama, di solito, latex, e che trasforma il file .tex in un file .dvi (device indipendent); il .divi viene poi trasformato in .ps e/o .pdf. oggi esistono sia editor grafici dei tag (un tasto premendo il quale compare nello schermo la stringa \textbf{} con il cursore lampeggiante tra le graffe) sia programmi (talvolta le cose coincidono) che effettuano tutte le trasformazioni una tantum: clicco il pulsante e compaiono nella mia cartella il pdf, il ps il dvi e/o una scelta dei citati.
    per le piattaforme x-like esistono anche altri programmi da lanciare da linea di comando (tex2rtf tex2html) che effettuano altri tipi di conversioni.
    quanto all’aprire .doc come txt questo dipende dal tipo di formattazione di word, che è stata pensata per non essere fatta o ritoccata a mano o da operatori umani. ma… perché farlo?
    di quello che scrivi mi lascia però perplesso (ma non connotazione negativa: è il semplice stupore di chi non concepisce un certo modo di fare qualcosa) la fine:

    Dopo tutto, credo che scrivere prosa includa anche avere un senso “artistico” della pagina. Una pagina con testo uniforme, da un margine all’altro, avverte che qualcosa non va bene, righe troppo spezzate avvertono che forse c’è qualcosa da aggiungere ecc.

    questo è uno dei casi in cui l’idea della scrittura influisce sul tipo di strumento da usare.
    latex è stato sviluppato per gente che si concentrava sui contenuti: io non ho un concetto degli spazi della pagina. mi preoccupa l’interpunzione (la segnaletica metatestuale) e cerco di far dare un ritmo e un respiro al testo, a non mi interessa una scrittura “visiva”.
    va da sé che, almeno per quanto conosco io latex, è un ottimo strumento per chi pensa la scrittura come me.

    [secondo commento]
    io scrivo i tex con un editor di testo semplice, e così gli altri tre. lyx è un programmino carino, con interfaccia grafica, ma non è l’unico, non è indispensabile, non è latex. su win ho visto più spesso usare miktex, ad esempio. su mac c’è texshop. su *x c’è, semplicemente, latex.
    i file .tex vengono fatti girare come semplici documenti di testo, poi ognuno li apre come vuole (io, di solito, leggo direttamente il tex, gli altri lo compilano prima e si leggono i pdf).
    non fermarti alla superficie.

    quanto alla scrittura al pc, mi permetto di consigliarti il classico di bolter “lo spazio dello scrivere”.

    @gamberetta: quanto agli stili hai ragione, me n’ero dimenticato.
    se imposti la tastiera inglese le lettere accentate non scompaiono: compare un tasto di accento che scrive a cursore fermo: quindi scrivi l’accento (potrebbe essere alt + punto interrogativo) poi scrivi sotto l’accento la lettera che vuoi accentare, quindi il cursore si sposta. se scrivi in lingue straniere che hanno più accenti acuti (tipo spagnolo o francese) è anche più comoda di quella italiana :)

  9. admin said,

    Settembre 9, 2008 @ 16:06

    aggiungo, per chi non avesse idea di come scrive e impagina latex, che il racconto che ho linkato in questo post era impaginato con latex.

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