compleanni

oggi davide ha compiuto 3 anni. un piccolo passo per l’umanità, un grande passo per noartri.
mi chiedevo, ma i compleanni vengono festeggiati in tutte le culture? e in tutti i mondi fantasy? sicuramente nella terra di mezzo, dove gli hobbit che compiono gli anni fanno un regalo a tutti gli invitati — liberandosi della paccottiglia — e nel mondo raccontato da aldani e piegai (di cui ho già parlato qui) in cui gavor compie ventun anni e diventa maggiorenne.
certe cose, l’attraversamento di soglie socio-evolutive, tipo la quinceañera femminile dei paesi di lingua spagnola (il raggiungimento dei quindici anni: età da marito, suppongo, una specie di debutto in società), mi sembrano più naturali e fantasy di altre, ma non si trovano né le une né tantomeno le altre, di solito, nei romanzi.
la differenza tra cose più e meno fantasy è simile al problema dei nostri nomi dei mesi importati in mondi fantasy e, d’altronde, nei commenti di questo post abbiamo già accennato a quanto per alcuni versi il mondo di tolkien sia poco autosufficiente (mi viene da aggiungere, estemporaneamente, che i nomi delle stagioni fanno molto meno effetto, ma non sono meno dipendenti dal contesto).

le feste raccontate nei romanzi fantasy sono, però, quasi sempre celebrazioni di vittorie sul campo di battaglia, oppure — in qualche caso — compleanni, come se i narratori non riuscissero ad immaginare una festa diversa dal natale, dalla pasqua o dall’hannuka (che sono ovviamente inaccettabili perché imprescindibilmente legate al nostro mondo, notate la differenza: gennaio è inspiegabile nel Grande Regno, ma soprattutto come parola, in effetti potremmo invece non avere alcuna perplessità riguardo al fatto che anche là potrebbe esistere un corrispettivo del nostro gennaio; le cose cambiano per il natale: indipendentemente dalla parola, abbiamo difficoltà ad immaginare un altro mondo nel quale si celebri la nascita di un ebreo, quantunque speciale)(mi rendo conto che la frase, impostata così, potrebbe suonare un tantino razzista o antisemita. dipende dalla connotazione della parola “ebreo”: nel caso specifico, però, si tratta della massima determinazione etnogeografica — puramente denotativa — accettabile: la frase non avrebbe avuto senso con: terrestre, umano, uomo, messia o qualsiasi parola di pari estensione).
l’ultima parentesi mi fa venire in mente che, invece, esistono eccome i culti religiosi o pseudo tali, nei mondi fantastici, esistono le cerimonie, i sacrifici, le fedi, le liturgie. dalle quali però rimangono sempre escluse le feste.

forse i giochi di ruolo stanno cambiando le cose: l’esercizio di un mondo finzionale articolato e completo cui ci stanno abituando i moduli geografici o d’ambientazione potrebbero fare breccia nel modus operandi di molti autori (e con questa menzione, mi aggiorno, visto che pare che la connessione tra gdr e narrativa stia diventando di moda, cfr. un post del duca, qui, e ben tre post di mondi fantastici, dei quali linko il primo), ma forse no e, anzi, la mia impressione è analoga a quella del duca: che dei giochi di ruolo i narratori stiano prendendo solo il peggio, le collezioni di oggetti e mostri, gli effetti speciali. un po’ come certo cinema che non lascia niente all’intelligenza degli spettatori.

ciò che però mi dà veramente da pensare, è non credo che esistano culture nelle quali non esistono feste, perché i festeggiamenti collettivi sono fondamentali per la persistenza nel tempo delle società: uno dei motivi per i quali certe religioni vivono più di altre è che hanno un più efficace fenotipo esteso (vedi la teoria della memetica di richard dawkins per approfondimenti); ma avere un buon fenotipo esteso, cioè un sistema di strutture concrete atte alla replicazione e diffusione di insiemi di credenze (minareti, chiese, televisioni, libri, la stampa a caratteri mobili, un capo religioso cazzuto capace di efficaci alleanze militari), significa anche riunire intorno agli elementi di questo fenotipo la collettività, ribadire la condivisione. e la festa è esattamente un ribadire la condivisione con la compresenza; in questa prospettiva non c’è nessuna differenza tra rito religioso e festa: le orge possono essere (e sono state) l’una e l’altra cosa (se non che i riti possono esserci, le feste no). sono sempre le solite teorie da uomo della strada, non posso permettermi di meglio, ma non è un po’ strano che non esistano feste (indipendenti da quelle degli eventi narrati) nei mondi fantasy?

4 comments »

  1. Carraronan said,

    Marzo 25, 2008 @ 15:05

    Dovendo scegliere una festività “copiabile” forse il “natale” è il più fattibile.

    I romani festeggiavano tra il 24 e il 25 dicembre il dies solis, il giorno della nascita del sole. Il motivo è semplice: era appena passato il solstizio di inverno e le tenebre stavano di nuovo cedendo il passo al giorno.
    E’ quindi una festa dal sapore molto “primitivo”.

    Curiosamente quei giorni vennero scelti per festeggiare la nascita di Budda, Dioniso, Mitra, Horus e anche Gesù.
    Ovvero divinità che scacciano le tenebre e il male.

    Il simbolismo è riproducibile in ambientazioni diverse se si dispone di una divinità “positiva/della luce” e di un giorno in cui la notte sia più lunga che nel resto dell’anno.

    Per il resto, parlando di date, a me non piace che l’anno inizi “a caso” in pieno inverno.
    Io, per la mia ambientazione, sono più favorevole all’idea degli antichissimi romani di far iniziare l’anno con la primavera, magari proprio con l’equinozio di primavera del 20 marzo circa.

    I nomi dei mesi sono un palo nel sedere perché se si tengono gli stessi “non vanno bene” e se si cambiano si rischia confusione o effetti ridicoli (basti pensare al calendario rivoluzionario francese, che fa ridere i polli).
    Mi piace l’approccio alla romana antica, coi mesi chiamati per numero, e l’aggiunta dei giorni interstiziali (ma pochi, mica un intero mese come facevano i romani) per far quadrare i conti.

    Anche l’idea di settimana puzza di giudaismo e di cultura mesopotamica. I romani avevano la settimana perché alla fine i pianeti che si muovono nel cielo delel stelle fisse sono sette (saturno, sole, luna, marte, mercurio, giove, venere).
    Quindi per avere settimane nella propria ambientazione serve qualcosa di simile per giustificarlo: il sacro numero sette o i sette pianeti… o sette re dell’antichità a cui si dedica un giorno per uno, magari scelti nel contesto di un’esaltazione del culto imperiale.
    Boh.

    Io mi sto orientando per i mesi di 30 giorni divisi in tre terzetti da dieci, il primo giorno di ognuno dedicato a una specifica divinità maggiore …o qualcosa di simile. Il conteggio dei giorni fatto alla romana pure mi piace, dicendo quanti giorni mancano alla festa successiva… anche se questo non è un sistema comodissimo.

    Ha senso progettare un sistema “ben regolato e semplice” se uno deve immaginare un calendario unificatore creato a tavolino da un governo centrale che deve standardizzare misure, pesi e date.
    Il che, appunto, è la situazione nella mia ambientazione in cui dall’alto del governo imperiale sono stati imposti standard comuni e differenti dai molti sistemi di pesi, calendari e misure che erano in vigore nei singoli principati e città prima dell’unificazione.

  2. alladr said,

    Marzo 25, 2008 @ 15:35

    quando abbiamo discusso di questi fatti con seymour anche noi abbiamo optato per un mondo con un unico sistema di festività e un singolo modo di misurazione e definizione del tempo, ovviamente per semplicità, perché un mondo di gioco o di narrazione che voglia davvero riprendere l’atmosfera dell’europa dell’anno mille (o in generale medievale) dovrebbe fare i conti col fatto che almeno il conteggio degli anni variava di zona in zona (sollevando il problema della definizione e motivazione delle zone) e, ma non sono documentato al riguardo, sospetto che tantomeno fossero coordinati i giorni della settimana, anche se ho il sospetto che la cristianizzazione abbia fatto la sua buona parte almeno per sincronizzare le domeniche (”sincronizziamo i nostri campanili. per me è giovedì” “domenica”, “venerdì”). quanto alla durata dei mesi e degli anni (e dei giorni), buona parte del discorso dipende da quanto il pianeta impiega a girare intorno al sole e intorno al proprio asse.
    per ora ce la siamo cavata soprattutto in virtù del fatto che il continente di riferimento, Inear, è magicamente isolato dal resto del mondo, e infatti sul conteggio degli anni ci saranno poi problemi probabilmente nel terzo libro. se le cose vanno come dovrebbero andare, cosa su cui a questo punto non posso più garantire.

    credo comunque per per l’ambientazione di pyd opterò per una soluzione rigida e semplificata simile alla tua (anche perché la struttura sociale molto rigida e il comune retroterra culturale fa buon gioco a una soluzione di questo tipo), cambiando poche cose: otto cinquemane (sia cinque, che otto che quaranta sono numeri molto importanti per gli afanear) per un mese.

    ti ringrazio comunque per il commento (che figata che i primi tre commentatori siate stati gamberetta, manu e tu!). visto che sei un giocatore di GURPS, se hai voglia e tempo, dai un’occhiata a pyd e mi dici che ne pensi? grazie!

  3. Carraronan said,

    Aprile 11, 2008 @ 15:35

    Non ho ancora avuto la possibilità di leggere il pdf di PlaYgrounD attentamente, ma ti preannuncio che non sono molto esperto di “sistemi di gioco”… sono passato a Gurps nel 1998, modificandolo poi pesantemente sia in 3° che in 4° edizione, perché cercavo una simulazione il più credibile possibile, ma oltre a poter valutare il “realismo” in combattimento (tecniche, mosse, possibilità di simulare i metodi di combattimento realmente esistiti) o cose simili (simulazioni armi e armature) non posso aiutare molto.

    Cercare di vedere se il gioco (perlomeno in combattimento) assomiglia abbastanza alla realtà da non rompere “la sospensione dell’incredulità”. Ti posso dare una mano in questo, se ti può essere utile.

    Se ti va di parlare in privato ti passo il mio contatto msn messenger via mail. ;-)

  4. alladr said,

    Aprile 14, 2008 @ 11:33

    oh, ok. in effetti pyd è più un sistema di gioco narrativo, con poca se non nulla simulazione. ti ringrazio per la gentilissima offerta, della quale approfitterò quando avrò qualcosa di valutabile sottomano: sto lavorando ad una ambientazione di pyd che ho scritto come base per un romanzo — ho già l’idea della storia in mente, ma questi ultimi mesi in particolare mi hanno radicalizzato rispetto all’idea di avere prima una solida base in cui muovermi e di fare esercizio di sistematicità nella descrizione del mondo di riferimento.
    a presto

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