
viviamo in un paese di ricchi. questa consapevolezza mi stordisce quando li sento chiamare:
filiberto, vienti qui!
sveva è ora: il tennis inizia tra venti minuti!
ottavia, smettila pavoneggiarti!
ranieri, lascia stare gherardo!
mio figlio si chiama mario, sarà per questo che trascorre il tempo a chiamare gli altri: uno che si chiama mario non può che essere un gregario.
devo ricordarmi di maledire le loro famiglie: le donne avvizziranno e le loro gengive si ritireranno, gli uomini verranno perseguitati da coliche renali e alitosi. i bambini no. loro, al limite, impareranno a chiamare mario.
ci siamo trasferiti qui tre anni fa, avevo bisogno di stare vicino a un bosco, ritrovare il mio ka, scambiare la mia linfa con quella degli alberi, permettere al mio karma di trovare un nuovo equilibrio dopo gli anni trascorsi in città, orientare gli spazi della mia famiglia secondo il feng shui lung che mi ha insegnato il mio maestro.
e poi non volevo che la mia famiglia crescesse sotto cattivi auspici: quando abbiamo saputo che sarebbe nato mario sono andato al mio albero, a h*, e ho pregato gli Altri di aiutare il bambino; quando mario è nato, sono tornato al mio albero, li ho ringraziati e ho parlato loro del suo destino. mi hanno detto che dovevo cambiare casa entro la Nascita della Parola, altrimenti si sarebbero verificati i cattivi auspici e prima del Primo Seme sarebbe successo qualcosa di brutto.
allora abbiamo cercato casa qui, sono un libero professionista (in fondo puoi programmare fisiche per videogiochi ovunque, data una sufficiente larghezza di banda), non abbiamo avuto problemi.
è sera quando succede. la notte ha ormai iniziato a tingere di azzurro ogni cosa, ci siamo soltanto più io, mario, una di queste mamme che chiacchiera con la madre tinta di biondo e il suo bambino. cesare.
cesare è uno che farà danni, da grande. lo vedo nella sua aura kirin. sarà come uno di quei professionistucoli che fanno abbattere cinque alberi per la loro villa orientata nel modo sbagliato, e salterà fuori che erano l’Ultima Mano di un bosco Luogo di Potere, gli Altri si irriteranno e verranno a far venire la distrofia muscolare a suo figlio e un cancro a lui, quando sarà più vecchio e il cancro potrà mangiarselo con calma.
cesare è un Impuro, uno dei pochi che ho trovato qui, nonostante l’abbondanza di ricchi (l’impurità va a braccetto coi ricchi: se volete sapere cosa ne pensano gli dei dei soldi guardate un po’ a che gente li fanno arrivare).
il bambino cade, inciampa, sbatte la testa contro la ringhiera di metallo che divide il parco giochi dai campi di bocce, si apre un taglio sulla fronte. CESARE!, urla sua madre.
maledizione, questo è anche peggio che far fuori un’Ultima Mano. io e la madre corriamo verso cesare insieme, mentre mario e la nonna rimangono paralizzati. arrivo prima. sputo sulla ferita, la sfrego bene.
dovrò ripetere cinque volte le abluzioni sacre per colpa di questo piccolo deficente, ma la ferita si richiude, il sangue non tocca l’erba né la terra, l’impurità è stata contenuta, la terra non diventerà cattiva.
la gente non ci pensa mai: la maggior parte degli imprenditori edili è dei nostri: non c’è modo migliore per isolare la terra dall’impurità degli uomini che una bella colata di cemento. e quando gli uomini saranno scomparsi la terra sarà ancora pura.
la madre di cesare mi guarda, sgrana gli occhioni grigi: come ha fatto? soffio sui suoi occhi: come ha fatto cosa? scuote il capo, come per scacciare un brutto pensiero. dimenticato. non ho fatto niente.
era un trucco da maghi, gli Altri si arrabbieranno, ma l’aver preservato la purezza del terreno sarà una buona scusa. noi druidi siamo vincolati da leggi ferree.
l’abbiamo inventato noi, il diritto.
la nonna. a momenti me la dimenticavo. mi volto. non è più lì. no, ma è rimasto qualcosa, una perturbazione dello spazio karmico che le persone normali non lasciano. questa sera dovrò fare altro che abluzioni sacre.
non l’ho sentita andarsene, né l’ho percepita. le piante e le pietre non l’hanno vista svanire ma lei deve ignorare molte cose sul conto dei druidi. un druido sente molte cose che alle persone normali, e a quelli come lei, sfuggono. è per questo che programmo ambienti tridimensionali molto realistici, perché inserisco dei watermark operativi che gli altri non possono mettere.
sorrido alla madre di cesare: sua madre è scomparsa, le dico. lei si volta a guardare verso la scala di pietra e mattoni che dal parchetto porta alla strada principale, si alza in piedi a cercarla, come se potesse davvero vedere sulla strada da questo punto. ecco, ora punto ci sono due possibilità: se la donna sa che sua madre è una strega non succederà nulla — a meno che la donna non venga presa dal panico, ma lo escluderei –, se la donna non sa nulla, invece, la sua volontà allarmerà la madre, che ricomparirà. l’Allarme-attraverso-la-volontà-altrui è una Disposizione del Primo Cerchio molto utile quando devi far sapere a qualcuno lontano che vuoi incontrarlo.
abbiamo anche inventato lo squillo. molto prima che la gente priva della Favella dei Misteri inventasse il cellulare.
la madre compare. finge angoscia. la figlia la saluta, sorride: non era niente!, la rassicura. nascondo la sinistra sporca di sangue dietro la schiena. mi volto verso la madre, le tendo la mano e le sorrido: bene, la saluto, noi sarà meglio che ce ne torniamo a casa: mia moglie avrà ormai preparato la cena!
a casa mia cucino io, ma questa gente è rassicurata dall’idea di una madre affettuosa a casa che prepara la cena. è gente che non farebbe una piega se sapesse che porto mio figlio a prostitute per educarlo alla vita.
pezze da piedi.
mentre salgo la scala, scambio uno sguardo con la vecchia. una strega. pensavo di aver controllato bene questo territorio.
cosa hai fatto, papà? mi domanda mario mentre torniamo a casa. quasi me ne ero dimenticato, del mio piccolo mario.
cosa hai visto, amore? cesa’e e’a caduto e aveva pesso tutto il saaangue e poi sei arrivato tu e non peddeva più il saaangue. che tenerezza mi fa, gli sorrido.
più o meno è successo questo, gli rispondo.
allo’a anche quando cado io e mi esse il saaangue vieni tu? si ferma e mi guarda fisso, mi verrebbe voglia di baciarlo e abbracciarlo ma se lo faccio adesso so che si arrabbia.
però, come spiegargli che è bene fare uscire il sangue, che bagnare la terra con un po’ di sangue rinnova un accordo di non belligeranza tra noi e la terra fatto millenni fa e che il sangue del suo amichetto è malvagio e andrebbe bruciato? non possiamo mica rischiare che vada all’asilo a dire che io dico che si dovrebbe bruciare vivo cesare.
è una cosa che la gente non accetta più.
a casa spiego a mara quel che è successo, non la faccenda della strega, è meglio che lei non sappia quella parte della storia.
ultime, dopo le divinità, gli Altri, le piante e gli animali, vennero create le persone. gli Altri allora presero le persone, che erano asessuate come le divinità, e li fecero maschi e femmine come gli animali e le piante, druidi e streghe, e conferirono loro le Conoscenze, che sono i Poteri Maggiori, e le Disposizioni, che sono i Poteri Minori. molti druidi e molte streghe abdicarono alle Conoscenze e alle Disposizioni, perdendo la Favella dei Misteri, e divennero normali uomini e normali donne. ma le donne avevano nel frattempo creato un legame profondo con l’Astro Nemico, che oggi chiamano Luna, e avevano mantenuto un po’ delle Disposizioni nel sangue, come una memoria nascosta nel corpo.
tra coloro che avevano mantenuto la Favella dei Misteri si accese dunque una diatriba, che divenne guerra e poi persecuzione.
le streghe furono quasi tutte sterminate, ma ad un prezzo altissimo, gli Altri non gradirono la perdita di Puri e scatenarono la loro vendetta in modo che gli uomini perseguitassero i druidi, come una coda che divora il suo stesso cane.
le streghe avevano tentato la riconciliazione, per paura di essere schiacciate, condividendo l’essenza dei loro trucchi con i druidi e, in un momento in cui i druidi si sentirono misericordiosi, essi condivisero parte dei loro Misteri con le streghe.
poi le streghe si sentirono potenti, era il sesstantotto, la rivoluzione sessuale, le eislerite, e realizzarono l’Estrema Empietà, convertendo degli uomini alla magia.
ricominciò la guerra.
la sera racconto a mara che dopo le abluzioni dovrò finire una fisica per un mmorpg grafico e che rimarrò nello studio. dopo aver messo a dormire mario, invece, scendo a prendere gli attrezzi. sarà un’esecuzione pulita.
quando torno al parchetto — passo saltando sui lampioni, per non farmi vedere: è una Disposizione del Terzo Cerchio originariamente usata per camminare sulla punta degli alberi, come fanno i guerrieri dei film wuxia, per intenderci — lei è già lì. è seduta su una panchina, un po’ curva. quando si accorge di me, le lampadine che illuminano il parco iniziano a funzionare a intermittenza, quindi si spengono.
soffia una piacevole brezza profumata di bosco, il cielo è nuvolo, non ci sono molti rumori a parte i richiami delle cicale.
scendo fino alla panchina, ma rimango in piedi. mi guarda. vedo il suo Vero Aspetto. avrà un paio di secoli, dev’essersi sostituita alla vera nonna di cesare.
ops: se non sono consanguinee il mio Allarme-attraverso-la-volontà-altrui non avrebbe dovuto funz