guardate là

tre film che potrebbero meritare.

il primo è, come già era accaduto per sky captain and the world of tomorrow, l’esplosione di un cortometraggio di qualche anno fa. dovrebbe trattarsi di una storia originale e pare proprio ben fatto. speriamo che questo shane acker non deluda.

il secondo è tratto da un romanzo per bambini dei primi anni sessanta. mi dà l’idea di una storia tipo un ponte per terabithia , guarda caso un altro premiato romanzo per ragazzi del terzo quarto del secolo scorso. speriamo bene.

il terzo è un film di vampiri. non glitterati, non fascinosi. sembra veramente bello.
chissà che ce ne dirà l’elvezio sciallis.

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a morte lo shogun

AUTORE: dale furutani

LINK: una ricca recensione

STORIA: il ronin kaze deve onorare la promessa fatta alla moglie del suo signore: ritrovare la di lei figlia di otto anni probabilmente avviata alla prostituzione in un bordello di edo. ricercato perché presunto attentatore del nuovo shogun (hey, yeyasu tokugawa compare anche nel gioco shogun (ed. queen)!), prima di scagionarsi incontrerà un mucchio di persone divertenti (e no).

PREGI: è un libercolo che si legge velocemente, senza momenti morti, autoconclusivo. azione e atmosfera si amalgamano nel modo giusto, l’atmosfera è ricreata abbastanza bene, con ottime note di colore. in effetti dà proprio l’idea dell’haiku, breve e suggestivo. i combattimenti sono ben fatti. la trama non è scontata, ma semplice.

DIFETTI: fin troppo. questo romanzo ha due difetti: soprattutto all’inizio furutani tende a spiegare troppo (non che successivamente spieghi meno, ma il lettore è ormai entrato nel suo ritmo e stile); la levità che pervade il racconto è troppo ricercata, l’intento di leggerezza rischia (in questo che non è un romanzo comico ma storico) di lasciare in bocca un aroma indefinibile, e il dubbio di aver letto soltanto l’abbozzo di un romanzo (ad esempio, i personaggi finiscono per essere un po’ tutti stereotipati). non per questo si può dire che sia un romanzo sciapo, solo che non assurgerà — per quel che mi riguarda, è ovvio — mai ai ranghi del capolavoro. o anche solo del “gran bel libro”.

CONNESSIONI: è il primo romanzo di samurai che leggo, non ne so consigliare (in effetti avevo anche letto il primo volume della trilogia di otori, che non mi era piaciuto e ho rimosso). e l’esperienza è stata così tanto originale che non mi sento neppure di consigliare i (comunque pochi) film di samurai che ho visto.

LEZIONI: in realtà furutani è molto bravo, ho l’impressione che quelli che per me sono difetti per lui non lo siano, che cioè abbia ottenuto esattamente l’effetto che voleva. letto in questa prospettiva mi sento di aggiungere un’ulteriore nota positiva ai dialoghi e alla scelta dei flashback sulla vita di kaze; dai primi emerge una sensazione di pace e ordine molto piacevole, dalla seconda una buona competenza nella costruzione del personaggio (ecco un buon esempio: secondo me kaze è un personaggio stereotipato, ma il personaggio kaze vuole essere stereotipato, vuole aderire il più congruentemente possibile con il samurai ideale. è davvero un difetto?)

VOTO: leggere altri romanzi ambientati nel giappone medievale, per essere in grado di fare confronti. qualcuno ha consigli?

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outlander?

chissà se ci troviamo di fronte all’ennesima tamarrata mal scritta oppure se finalmente possiamo sperare in una tamarrata ben scritta…


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la mia idea di strega

viviamo in un paese di ricchi. questa consapevolezza mi stordisce quando li sento chiamare:
filiberto, vienti qui!
sveva è ora: il tennis inizia tra venti minuti!
ottavia, smettila pavoneggiarti!
ranieri, lascia stare gherardo!
mio figlio si chiama mario, sarà per questo che trascorre il tempo a chiamare gli altri: uno che si chiama mario non può che essere un gregario.
devo ricordarmi di maledire le loro famiglie: le donne avvizziranno e le loro gengive si ritireranno, gli uomini verranno perseguitati da coliche renali e alitosi. i bambini no. loro, al limite, impareranno a chiamare mario.

ci siamo trasferiti qui tre anni fa, avevo bisogno di stare vicino a un bosco, ritrovare il mio ka, scambiare la mia linfa con quella degli alberi, permettere al mio karma di trovare un nuovo equilibrio dopo gli anni trascorsi in città, orientare gli spazi della mia famiglia secondo il feng shui lung che mi ha insegnato il mio maestro.
e poi non volevo che la mia famiglia crescesse sotto cattivi auspici: quando abbiamo saputo che sarebbe nato mario sono andato al mio albero, a h*, e ho pregato gli Altri di aiutare il bambino; quando mario è nato, sono tornato al mio albero, li ho ringraziati e ho parlato loro del suo destino. mi hanno detto che dovevo cambiare casa entro la Nascita della Parola, altrimenti si sarebbero verificati i cattivi auspici e prima del Primo Seme sarebbe successo qualcosa di brutto.
allora abbiamo cercato casa qui, sono un libero professionista (in fondo puoi programmare fisiche per videogiochi ovunque, data una sufficiente larghezza di banda), non abbiamo avuto problemi.

è sera quando succede. la notte ha ormai iniziato a tingere di azzurro ogni cosa, ci siamo soltanto più io, mario, una di queste mamme che chiacchiera con la madre tinta di biondo e il suo bambino. cesare.
cesare è uno che farà danni, da grande. lo vedo nella sua aura kirin. sarà come uno di quei professionistucoli che fanno abbattere cinque alberi per la loro villa orientata nel modo sbagliato, e salterà fuori che erano l’Ultima Mano di un bosco Luogo di Potere, gli Altri si irriteranno e verranno a far venire la distrofia muscolare a suo figlio e un cancro a lui, quando sarà più vecchio e il cancro potrà mangiarselo con calma.
cesare è un Impuro, uno dei pochi che ho trovato qui, nonostante l’abbondanza di ricchi (l’impurità va a braccetto coi ricchi: se volete sapere cosa ne pensano gli dei dei soldi guardate un po’ a che gente li fanno arrivare).
il bambino cade, inciampa, sbatte la testa contro la ringhiera di metallo che divide il parco giochi dai campi di bocce, si apre un taglio sulla fronte. CESARE!, urla sua madre.
maledizione, questo è anche peggio che far fuori un’Ultima Mano. io e la madre corriamo verso cesare insieme, mentre mario e la nonna rimangono paralizzati. arrivo prima. sputo sulla ferita, la sfrego bene.
dovrò ripetere cinque volte le abluzioni sacre per colpa di questo piccolo deficente, ma la ferita si richiude, il sangue non tocca l’erba né la terra, l’impurità è stata contenuta, la terra non diventerà cattiva.
la gente non ci pensa mai: la maggior parte degli imprenditori edili è dei nostri: non c’è modo migliore per isolare la terra dall’impurità degli uomini che una bella colata di cemento. e quando gli uomini saranno scomparsi la terra sarà ancora pura.
la madre di cesare mi guarda, sgrana gli occhioni grigi: come ha fatto? soffio sui suoi occhi: come ha fatto cosa? scuote il capo, come per scacciare un brutto pensiero. dimenticato. non ho fatto niente.
era un trucco da maghi, gli Altri si arrabbieranno, ma l’aver preservato la purezza del terreno sarà una buona scusa. noi druidi siamo vincolati da leggi ferree.
l’abbiamo inventato noi, il diritto.
la nonna. a momenti me la dimenticavo. mi volto. non è più lì. no, ma è rimasto qualcosa, una perturbazione dello spazio karmico che le persone normali non lasciano. questa sera dovrò fare altro che abluzioni sacre.
non l’ho sentita andarsene, né l’ho percepita. le piante e le pietre non l’hanno vista svanire ma lei deve ignorare molte cose sul conto dei druidi. un druido sente molte cose che alle persone normali, e a quelli come lei, sfuggono. è per questo che programmo ambienti tridimensionali molto realistici, perché inserisco dei watermark operativi che gli altri non possono mettere.
sorrido alla madre di cesare: sua madre è scomparsa, le dico. lei si volta a guardare verso la scala di pietra e mattoni che dal parchetto porta alla strada principale, si alza in piedi a cercarla, come se potesse davvero vedere sulla strada da questo punto. ecco, ora punto ci sono due possibilità: se la donna sa che sua madre è una strega non succederà nulla — a meno che la donna non venga presa dal panico, ma lo escluderei –, se la donna non sa nulla, invece, la sua volontà allarmerà la madre, che ricomparirà. l’Allarme-attraverso-la-volontà-altrui è una Disposizione del Primo Cerchio molto utile quando devi far sapere a qualcuno lontano che vuoi incontrarlo.
abbiamo anche inventato lo squillo. molto prima che la gente priva della Favella dei Misteri inventasse il cellulare.
la madre compare. finge angoscia. la figlia la saluta, sorride: non era niente!, la rassicura. nascondo la sinistra sporca di sangue dietro la schiena. mi volto verso la madre, le tendo la mano e le sorrido: bene, la saluto, noi sarà meglio che ce ne torniamo a casa: mia moglie avrà ormai preparato la cena!
a casa mia cucino io, ma questa gente è rassicurata dall’idea di una madre affettuosa a casa che prepara la cena. è gente che non farebbe una piega se sapesse che porto mio figlio a prostitute per educarlo alla vita.
pezze da piedi.
mentre salgo la scala, scambio uno sguardo con la vecchia. una strega. pensavo di aver controllato bene questo territorio.

cosa hai fatto, papà? mi domanda mario mentre torniamo a casa. quasi me ne ero dimenticato, del mio piccolo mario.
cosa hai visto, amore? cesa’e e’a caduto e aveva pesso tutto il saaangue e poi sei arrivato tu e non peddeva più il saaangue. che tenerezza mi fa, gli sorrido.
più o meno è successo questo, gli rispondo.
allo’a anche quando cado io e mi esse il saaangue vieni tu? si ferma e mi guarda fisso, mi verrebbe voglia di baciarlo e abbracciarlo ma se lo faccio adesso so che si arrabbia.
però, come spiegargli che è bene fare uscire il sangue, che bagnare la terra con un po’ di sangue rinnova un accordo di non belligeranza tra noi e la terra fatto millenni fa e che il sangue del suo amichetto è malvagio e andrebbe bruciato? non possiamo mica rischiare che vada all’asilo a dire che io dico che si dovrebbe bruciare vivo cesare.
è una cosa che la gente non accetta più.

a casa spiego a mara quel che è successo, non la faccenda della strega, è meglio che lei non sappia quella parte della storia.

ultime, dopo le divinità, gli Altri, le piante e gli animali, vennero create le persone. gli Altri allora presero le persone, che erano asessuate come le divinità, e li fecero maschi e femmine come gli animali e le piante, druidi e streghe, e conferirono loro le Conoscenze, che sono i Poteri Maggiori, e le Disposizioni, che sono i Poteri Minori. molti druidi e molte streghe abdicarono alle Conoscenze e alle Disposizioni, perdendo la Favella dei Misteri, e divennero normali uomini e normali donne. ma le donne avevano nel frattempo creato un legame profondo con l’Astro Nemico, che oggi chiamano Luna, e avevano mantenuto un po’ delle Disposizioni nel sangue, come una memoria nascosta nel corpo.
tra coloro che avevano mantenuto la Favella dei Misteri si accese dunque una diatriba, che divenne guerra e poi persecuzione.
le streghe furono quasi tutte sterminate, ma ad un prezzo altissimo, gli Altri non gradirono la perdita di Puri e scatenarono la loro vendetta in modo che gli uomini perseguitassero i druidi, come una coda che divora il suo stesso cane.
le streghe avevano tentato la riconciliazione, per paura di essere schiacciate, condividendo l’essenza dei loro trucchi con i druidi e, in un momento in cui i druidi si sentirono misericordiosi, essi condivisero parte dei loro Misteri con le streghe.
poi le streghe si sentirono potenti, era il sesstantotto, la rivoluzione sessuale, le eislerite, e realizzarono l’Estrema Empietà, convertendo degli uomini alla magia.
ricominciò la guerra.

la sera racconto a mara che dopo le abluzioni dovrò finire una fisica per un mmorpg grafico e che rimarrò nello studio. dopo aver messo a dormire mario, invece, scendo a prendere gli attrezzi. sarà un’esecuzione pulita.

quando torno al parchetto — passo saltando sui lampioni, per non farmi vedere: è una Disposizione del Terzo Cerchio originariamente usata per camminare sulla punta degli alberi, come fanno i guerrieri dei film wuxia, per intenderci — lei è già lì. è seduta su una panchina, un po’ curva. quando si accorge di me, le lampadine che illuminano il parco iniziano a funzionare a intermittenza, quindi si spengono.

soffia una piacevole brezza profumata di bosco, il cielo è nuvolo, non ci sono molti rumori a parte i richiami delle cicale.

scendo fino alla panchina, ma rimango in piedi. mi guarda. vedo il suo Vero Aspetto. avrà un paio di secoli, dev’essersi sostituita alla vera nonna di cesare.
ops: se non sono consanguinee il mio Allarme-attraverso-la-volontà-altrui non avrebbe dovuto funz

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oh

addio, indimenticabile compagna dei miei primi turbamenti puberali.

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when gravity fails

AUTORE: george alec effinger

LINK: pagina di en.wiki su questo libro.

STORIA: marîd audran vive in un medioriente cibernetico di un futuro non troppo remoto, felice di non avere innesti cibernetici e di non usare la pistola (anche se il suo quartiere non è esattamente dei migliori). a un certo punto un assassino (be’, due assassini) inizia ad accoppare la gente intorno a lui, ma prima di beccare il colpevole il nostro eroe dovrà fare qualcosa che non avrebbe voluto fare.

PREGI: questo libro ha un’ambientazione grandiosa, un vero e proprio luminoso esempio di come sia possibile creare qualcosa di completamente nuovo senza troppo allontanarsi (senza, intendo, necessariamente creare una cultura ex-novo come fa per intenderci sheri tepper): leggendolo si scoprirà che i minareti dai quali i muezzin innalzano i loro canti non sono affatto in contrasto con gli innesti cibernetici, con nuovi meravigliosi psicoattivi e con persone che cambiano sesso come fosse una nuova pettinatura (o quasi). l’imprevisto non sta però solo nell’accoppiata keffya-modificatoridipersonalità: non aspettatevi la matrice né il ciberspazio, non c’è posto per loro in questo primo libro (ma non ne sentirete la mancanza: il mafioso arabo che si fa chiamare papa è più che sufficiente).
dal punto di vista del tessuto narrativo (fabula e intreccio corrispondono, una volta tanto): effinger fa qualcosa di simile a quel che faceva asimov con i suoi gialli robotici: cala in una ambientazione particolare un tipo di storia (in questo caso è il poliziesco) che non ci aspetteremmo di vedere.
i personaggi sono solidi, ben costruiti, le loro relazioni realistiche (non mi pronuncio sui dialoghi, avendolo letto in inglese, ma nessuno dice cose per farle sapere al lettore), ed effinger riesce ad inserire note che rimangono impresse in un mucchio di luoghi diversi. la prima persona regge sempre, il pdv è sempre controllato.
insomma, se anche l’idea di un cuberpunk moediorientale non vi entusiasmasse (ma l’originalità lo pone decisamente tra i must read e tra i testi fondamentali del genere), il solo fatto di trovarsi ad un’opera di così buona fattura vale la lettura.

DIFETTI: a me non m’ha preso. sarà stata la scelta narrativa della prima persona che mi ha lasciato un po’ distaccato soprattutto nelle scene d’azione, sarà che ci ho messo due mesi a finirlo (manco 300 pagine), sarà che non sono aduso al poliziesco e anche la sola “intuizione” che coglie marîd mi ha dato fastidio, sarà che lo spartiacque narrativo imposto imho rallenta il ritmo delle vicende… ho vissuto questa lettura come una specie di scuola di scrittura più che come una “piacevole distrazione”.
forse l’unico caso nel quale l’autore è troppo presente è proprio il titolo, anche se indubbiamente adeguato al racconto (e in particolare al racconto nel racconto di quel che succede a marid), il fatto che sia una citazione da bob dylan è un po’ fuori contesto (nel libro l’america e gli americani — e la loro musica — sono lontani).

CONNESSIONI: tutto il cyberpunk, of course (of curse? of corpse?). mi ha anche fatto venire in mente il freddo palestina di joe sacco e, ovviamente, il santo Corano, che in qualche caso effinger cita, pur essendo marîd audran non credente.

LEZIONI: a parte l’ovvio esempio di documentazione svolta dall’autore, mi preme segnalare che è una buona storia autoconclusiva di 300 pagine.

VOTO: nove e mezzo. altro voto: leggere altre cose di effinger, magari non del ciclo mediorientale (tre libri scritti e un quarto non finito (effinger è morto all’inizio del secolo), tutti autoconclusivi).

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indicazioni di v(u)oto

scrivo questo post perché penso che quelli che non vanno a votare per il referendum siano dei vigliacchi cazzoni pieni di merda.
sul serio ragazzi, non siete niente di più.
ma, poiché alcuni non sanno neanche perché si vota, mi permetto di fornire una breve sinossi dei tre quesiti elettorali:

I e II quesito (uguali se non per il fatto che il primo vale per la camera dei deputati e il secondo per il senato).
le attuali leggi elettorali prevedono un sistema proporzionale con premio di maggioranza. il premio è attribuito alle coalizioni di liste.
i due quesiti si propongono l’abrogazione della possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni di liste. ESEMPI
caso attuale o se vince il no: la coalizione cui fa capo il nostro amato presidente vince le elezioni, la coalizione ottiene il premio di maggioranza.
se vince il sì: la coalizione cui fa capo il nostro amato presidente vince le elezioni, la lista del presidente ottiene il premio di maggioranza.

il III quesito punta ad eliminare la possibilità di candidarsi in più circoscrizioni. ESEMPI
caso attuale o se vince il no: il nostro amato presidente si presenta come capolista in tutte e cinque le circoscrizioni del voto per il parlamento europeo. rinunciando alla sua poltrona nel parlamento europeo fa eleggere 5 altre persone.
se vince il sì: il nostro amato presidente si candida in una circoscrizione.

gli approfondimenti, le indicazioni, andateveli a cercare altrove, a me non interessa che votiate sì o no, io vorrei soltanto risvegliarmi lunedì sera e sapere che la cosa pubblica sta a cuore degli italiani, che esprimere un parere è ritenuto un valore imprescindibile e che i vigliacchi cazzoni pieni di merda sono solo una disprezzabile minoranza.
e che per la comodità di qualche benintenzionato con armi di distruzione di massa li teniamo quasi tutti raccolti nei palazzi del potere a roma e milano.

in conclusione, ricordatevi che chi non vota NON esprime un parere negativo. chi non vota non esprime alcun parere.
è la stessa differenza che passa tra chi al pensiero di un enorme cazzo volante gli volta le spalle e chi invece prende una racchetta da tennis e cerca di insegnargli le buone maniere.

persuaso dal fatto che la mia fine oratoria e la mia metaforica pirotecnica abbia convinto i più al voto, vi saluto tutti.

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arrivederci a presto.


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io, noi, tu

alcune lingue distinguono morfologicamente (cioè le parole hanno effettivamente una forma diversa) quello che i linguisti chiamano “noi inclusivo” (in cui l’interlocutore è incluso nel numero dei referenti del pronome, ad es.:noi due adesso dobbiamo fare quattro chiacchiere) dal “noi esclusivo” (noi andiamo al mare, tu invece rimani qui, in questa noiosa comune di fotomodelle ninfomani).
l’italiano no (come una buona parte delle lingue del mondo), altre lingue (a memoria mi vengono in mente il malgascio, l’abkhazo e l’ainu. poi probabilmente qualche lingua amazzonica e delle lingue aborigene, ma non chiedetemi i nomi)(’ste cose le so solo perche mi sono occupato di deissi, qualche tempo fa).
l’aymara (amazzonia), addirittura, permette di usare il pronome di quarta persona solo ed esclusivamente per il noi inclusivo: che bello, gli aymarofoni non possono dire noi escludendo il loro interlocutore o i loro interlocutori. magari non vuol dire niente, i turchi sono sessisti anche se la loro lingua non conosce distinzioni morfologiche di genere, ma se la tua lingua ti insegna che noi è solo quello inclusivo, hai una lezione importante sulla tua appartenenza. in fondo, aveva ragione barthes, quando diceva che “siamo parlati dalla nostra lingua”.

sabato scorso, al mercato con diana, di ritorno alla macchina trovo un volantino di/per placido (del piddì) alle europee, con su scritto: “facciamo qualcosa di sinistra”.
un bel volantino in quadricromia, carta patinata. ‘nzomma, unammerda per l’ambiente.
mi ha fatto venire in mente che il suo noi era esclusivo in una maniera speciale, esclusività all’italiana: “prepariamoci alla guerra e partite“. un questo tipo speciale di noi (anche se non morfologicamente marcato) chi viene escluso è il parlante e non l’interlocutore. come quello che uso con diana quando dico: adesso è proprio ora di cambiarci il pannolino (no, io non ce l’ho. ancora).
il mio primo pensiero è stato: “caro placido, il tuo volantino appollottolalo e ficcatelo su per il culo, dovrebbe impiegare solo qualche secolo a decomporsi completamente, per allora, forse, anche i danni generati dalla produzione delle sostanze impiegate per la colorazione e la lucidatura si saranno riassorbiti.“. poi ho pensato invece di scrivere questo post che si conclude così:

la prossima volta, caro placido, fammi trovare un volantino stampato su carta riciclata con su scritto: FAI QUALCOSA DI SINISTRA ANCHE TU! io l’ho già fatto riducendo l’impatto ambientale della mia campagna elettorale. questo volantino è meno bello degli altri, ma meno dannoso per l’ambiente!

PS: roberto placido mi ha solo preso nel momento sbagliato, come la sua tutte le campagne mi fanno schifo e la sua, tutto sommato, non è neanche la peggiore. ad esempio quella dei polli dell’uddiccì ha come slogan: estremo centro. ora, estremo, letteralmente è il superlativo di esterno. come a dire: estremo = fuorissimo, senonché l’aggettivo fuori ha il grado superlativo tendenzialmente come sinonimo (imperfetto) di pazzo. ma una cosa che è fuori, a rigor di logica, non può essere al centro perché il centro, per definizione, non è fuori (per la precisione centro è un possibile antonimo o contrario di fuori). di solito i politici non sono quello che dicono di essere, i signori dell’uddiccì non sanno quello che dicono di essere. meraviglioso.

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donna oggetto

hey, grandioso, un ottimo esempio di donna oggetto: stephen king per promuoversi ha fatto scrivere sulla modella bar rafaeli l’incipit del suo ultimo romanzo, poi le foto sono state pubblicate sull’esquire.

che dire: elegante, non sessista, rassicurante sul fatto che il re ha ancora le migliori cartucce in canna. (sì, intendo dire nel pisello).

speriamo che nell’edizione italiana includano le cartoline della simpatica modella.

credo che mi rifugerò nel mondo di mio figlio, dove esistono due sessi (uinz e gommiti, e chi ha orecchi per intendere intenda) e un mucchio di sessismo. ma, in fondo, più ingenui e meno dannosi di queste robe tristi.

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